ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

Matera 2019, e adesso è iniziata la corsa a sfilarsi

di Alessandro Calvi / 21 ottobre 2016 / Flânerie, Paracarri

di Alessandro Calvi – Davvero non so cosa accade, né riesco più nemmeno a immaginarlo, in certi salotti i quali adesso – ma adesso è facile! – su Matera 2019 sembrerebbero forse ricredersi, come appare da certe notizie lette in questi giorni sui giornali.

Povera Matera, povera splendida città che si sta svegliando costretta in esilio in casa propria, per mesi illusa dall’ottimismo ottuso del fare e sulla quale sono state rovesciate tonnellate di parole ipocrite – resilienza, buone pratiche, distopie, nutrimenti mentali, narrazioni – le quali, poiché ipocrite, hanno nascosto il rischio che si stava correndo: fare di Matera una povera Venezia già esausta, e sradicata da se stessa. Eppure, quelle parole sono state scritte e pronunciate davvero, e senza quasi possibilità di esprimere contrarietà; così, per limitarsi al racconto d’un fatto altamente simbolico, illusa da quelle parole la città che sarà capitale europea della cultura ha tollerato persino l’esilio dei libri dal centro poiché apparve a molti che, più che libri, servissero camere da letto e bar, e soltanto questi, i quali infine hanno espugnato i Sassi avviandosi a occupare per intero anche il Piano, e ciò è accaduto con modi spicci e muscolari, ché – come capita di questi tempi – qualsiasi dubbio era liquidato come «No» a tutto, «No» sempre e comunque. E, però, sono trascorsi mesi e adesso sembra che qualche dubbio sia venuto anche a chi – come adesso si può leggere, tra gli altri, su Repubblica, la Stampa e Internazionale – s’era convinto che la nuova Matera sarebbe stata certamente il migliore dei mondi possibili.

Ebbene, questa eventuale e tardiva redenzione non esime da nessuna responsabilità per le scelte fatte, ma questo è davvero poco importante, adesso: importante è soprattutto Matera. Non so se si sia ancora in tempo per evitare il rischio della banalizzazione della città; io ne avevo scritto soprattutto in «Paracarri – Cronache da un’Italia che nessuno racconta», uscito per Rubbettino nel maggio del 2015; ne avevo scritto anche prima sui giornali – tra gli altri, «Matera diventa materashire. Ah, e allora addio» e «Matera, capitale europea senza cultura?» – e di tanto in tanto ho continuato a scriverne.

Uno degli ultimi pezzi è di otto mesi fa. Raccontavo di certi fatti, i quali con un po’ di tristezza ritrovo raccontati sui giornali di questi giorni all’incirca come li avevo raccontati all’epoca senza che per mesi qualcuno ascoltasse. E non posso non pensare che, per evitare di perdere tempo, sarebbe stato sufficiente evitare di farsi illudere da quelle parole e dall’ottimismo ottuso del fare che, sempre, liquida in modo spiccio ogni dubbio e ogni riflessione e li silenzia.

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