ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

Se la politica delega ai magistrati, qualcosa non funziona

di Alessandro Calvi / 7 ottobre 2016 / Articoli, Giustizia & Processi, Montesquieu, Politics, Roma

di Alessandro Calvi – Mi ricordo piddini dal notaio e grillini che gridavano: «Onestà», con fascisti a rimorchio e vecchi arnesi di contorno. E il Campidoglio ridotto a campo di battaglia.

E oggi ripenso al fatto che «Ignazio Marino probabilmente non è stato un buon sindaco. Ignazio Marino però è stato anche piuttosto sfortunato poiché, arrivato in Campidoglio contro tutto e tutti e nel momento più basso della vita politica romana, è stato utilizzato come un facile capro espiatorio da tutti e per ogni cosa […]. Contro Marino, insomma, sono convenuti molti interessi i quali hanno finito per marciare uniti: quello del Pd che ha silurato il proprio sindaco addossandogli ogni colpa e sperando che ciò facesse dimenticare certe proprie responsabilità passate; l’interesse di una destra che con Alemanno si è resa responsabile di un periodo disastroso per la città […] e che però senza nessuna vergogna festeggiava in piazza la caduta del sindaco come se le ferite alla città le avesse davvero provocate Marino; infine l’interesse del M5S i cui militanti anch’essi hanno festeggiato in piazza, felici proprio come gli altri, e felici soprattutto di proclamarsi sovrani di una montagna di macerie, come se la discesa nell’abisso nutrisse la loro ebbrezza e se, insomma, la politica fosse per loro soltanto una rivalsa. […] Tutto ciò non fa per forza di Ignazio Marino un buon sindaco, racconta soltanto dell’abisso nel quale è precipitata la politica a Roma. Si tratta di due storie diverse e parallele: una cosa è la condotta del Pd renziano e delle altre forze politiche, una cosa è la qualità dell’amministrazione Marino. E, al di là della propaganda che sta soffocando la possibilità di ogni ragionamento logico […], le responsabilità di ciascuno rimangono in piedi, quelle dei partiti e anche quelle di Marino, e non si annullano a vicenda. Eppure, costretti al solito bipolarismo isterico al quale tutti sembrano essersi oramai arresi definitivamente, sembra ora possibile schierarsi soltanto o con Marino o contro Marino, e però davvero non sembra una cosa particolarmente intelligente, ché la realtà è sempre più complessa del codice binario il quale, al massimo, può andare bene per le macchine calcolatrici».

Tutto ciò lo avevo scritto prima ancora che Marino fosse costretto a lasciare il Campidoglio. Oggi, dopo la sua assoluzione, mi è tornato in mente quel vecchio articolo. Sono un paio di decenni almeno che politica, giornali, movimenti, cittadini «hanno delegato alla magistratura un compito astrattamente moralizzatore e salvifico che non è proprio della magistratura, la quale deve soltanto accertare e punire i reati», investendola di una funzione che non trova riscontro nella Costituzione. Lo hanno fatto un po’ tutti, incluso il M5S, salvo poi sbraitare contro i magistrati quando non arrivano le condanne sperate. Ecco, ma almeno oggi – almeno di fronte al proscioglimento di un sindaco che non è stato un buon sindaco ma che evidentemente non era colpevole delle condotte che gli sono state attribuite – non sarà il caso di riflettere sul fatto che forse non tutte le responsabilità siano da attribuire alle Procure e che invece l’origine di certi malfunzionamenti della Repubblica stia proprio in quella delega alle Procure sottoscritta da una classe dirigente incapace d’ogni idea e da un popolo ridotto alla pancia di se stesso?

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