ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

Roma, abbozzo de diario da ‘na città «senz’anticorpi»

di Alessandro Calvi / 24 marzo 2016 / Flânerie, Politics, Roma

di Alessandro Calvi – Roma, abbozzo de diario da ‘na città «senz’anticorpi»

Sabato 5 dicembre 2015 – Il famoso modello dell’Espo. Qui, dai quartieri e dai baretti de ‘sta povera città senz’anticorpi, te se voleva da di’, caro dream team der commissario venuto dalla grande capitale longobarda pe’ rimette’ un po’ le cose apposto, che ‘na Roma come quella de jeri noi nun l’avevamo vista mai, e che, anzi, ‘na caciara così davvero noi da soli nun eravamo mai riusciti neppure a immagginalla. Dev’esse’ er famoso modello cispadano dell’Espò, ché ar Colosseo e in Vaticano se so’ visti pure i sampietrini ricoperti ar volo co’ ‘na sfojetta de bitume pe’ ffa’ piacere ar Papa, ma a Roma ‘sta cosa se chiama, appunto, romanella e vor di’ che tra ‘na settimana so’ buche dappertutto, e allora tant’era resta’ coi sampietrini ’n terra. E mo’, comincia pure er Giubbileo e noi, qui, nei baretti e nei quartieri de ‘sta città spappolata e derelitta e priva d’anticorpi, davvero nun vedevamo l’ora.

Venerdì 11 dicembre 2015 – Il buco enorme in mezzo ai tetti. Alla quercia della Regola – quell’alberone che hanno assassinato l’altro giorno – una notte mi presero a secchiate d’acqua dalle finestre dei palazzi circostanti, ché la mia vecchia 500 tossiva, tossiva ma non s’accendeva, e credo l’abbiano sentita tutti nel silenzio notturno del rione, e tanto a lungo da arrabbiarsi così che, infine e giustamente, dopo un po’ che armeggiavo con la levetta tra i sedili qualcuno decise ch’era ora di finirla. E furono, appunto, secchiate d’acqua. Adesso ai Pettinari ci si fa lo struscio e ai Giubbonari ci stanno le boutique, allora invece c’era silenzio e di notte non si incontrava molta gente, poiché quando s’era ragazzini la Regola era ancora vagamente un posto buio e malvissuto. Qualcuno diceva del Monte di Pietà, ma quella era bohème, e soltanto più avanti avremmo saputo di certe storie e di certi cravattari; e poi ci fu quello che morì sparato proprio in mezzo al Pellegrino. La 500 era bella ma scassata e certe sere non c’era verso di farla ripartire, come appunto quella volta che l’avevo parcheggiata in piazza della Quercia. Adesso quella quercia se la so’ portata. Dice ch’è morta soffocata. In terra c’è rimasto un mozzicone; in cielo un buco enorme in mezzo ai tetti.

Mercoledì 23 dicembre 2015 – Il nuovo parcheggio dell’Espò. Qui, nei quartieri e nei baretti di questa povera città senz’anticorpi, lo sappiamo che altrove funziona così: si fa stare la gente in fila per ore e poi si va in tv a dire che l’Espò è un gran successo e bravi tutti. Ma questa è Roma, non il parcheggio dell’Espò. C’è il Palatino, ci sono i pini, una bella terrazza, il sole; insomma è Roma. E qui, in questa città spappolata e derelitta e ch’è ’n impasto d’umori levantini che pure er Cairo ce spiccia casa, qui è diverso, ché qui fa caldo e la gente in fila dopo un po’ se sturba e smania, e non fa che chiedersi se la scomparsa dei vigili dagli incroci e dalle strade proprio sotto Natale non faccia parte del famoso modello dell’Espò, quello delle file smisurate e poi via in tv a dire guarda che file guarda che successo, ché la gente esce, va pe’ strada e la crisi è superata. Ecco, però, qui da noi non funziona così, caro commissario cispadano, e non sappiamo se volevate rifa’ pure qui er trucchetto de le code ma, se davvero è tutto qui quello che sapete fa’, allora quasi quasi era mejo tenesse quello che ce stava prima, ch’era un casino uguale, sì, e parcheggiava come ’n ubbriaco, ma almeno sorrideva.

Venerdì 4 marzo 2016 – Daje sorcio. A Roma, ma penso anche altrove, si dice che i sacchetti della monnezza abbiano le zampe. Ed è inevitabile poiché, ovunque viva l’uomo, vive anche il sorcio. Così, quando abbiamo sentito che un topolino era morto – rip – al Colosseo, qui, nei baretti de ‘sta povera città senz’anticorpi, non abbiamo alzato ‘manco un sopracciglio. Poi, però, abbiamo sentito il tg della sera raccontarci delle mille, incredibili avventure del commissario Tronca, er grande derattizzatore, mentre gazebi d’ogni colore comparivano per tutta la città. Ecco, allora che c’è sorto er dubbio: ma che davèro qualcuno sta pensando di fare la campagna elettorale sulla pelle del pòro sorcio morto? Se è così, è bene che si sappia da subito che qui, sul fondo de ‘sta putrida palude eterna e sulle sponde der fiume bojaccia, qui, insomma, stamo tutti col sorcio. Tié.

Lunedì 7 marzo 2016 – L’Hipstacafonal radical-fregnone. Umberto Pizzi – il grande Umberto Pizzi – raccontava che una volta, all’alba del ventennio appena trascorso, pizzicò certi leghisti e certi forzaitalioti al compleanno di una ragazza in una discoteca: «Fu tolta la torta, al suo posto misero la festeggiata e le versarono champagne in bocca. A un certo punto ho finito il rullino. […] “Fermi tutti”, ho detto, “devo cambiare pellicola”. Ci fu un fermo immagine. E quando misi il nuovo rullo ripartì la bolgia. Lì capii che non bisognava più fotografare l’attricetta o la star, ma questo nuovo mondo che si andava schiudendo». E fu subito Cafonal su Dagospia. Ecco, chissà che oggi Dagospia, con questo strepitoso hipstacafonal sulla «romanella hipster e radical-fregnona» che bazzica er Pigneto, ci abbia voluto dire che sì, s’è chiuso un cerchio, ma che comunque si può ricominciare: il Pigneto come Trinità dei Monti, il Kino come Porta a Porta, Maria Angiolillo come Pier Paolo Pasolini, la «Romanella hipster e radical-fregnona» come la romanella mondana. Mutatis mutandis. Ma così, distrattamente.

Giovedì 24 marzo 2016 – Il gol di Turone. Dopo le ultime coraggiose denunce che tanto successo hanno avuto sui giornali – a Roma ci sono i topi, a Roma c’è affittopoli, a Roma d’estate fa umido e, perbacco, fa anche tanto caldo – der grande commissario Tronca, venuto da Milano insino a qui ppe’ raddrizza’ torti e insegnacce a noi l’educazzione, e siccome che però anche qui, nei baretti de’ ‘sta povera città senz’anticorpi, si lavora alacremente per il futuro radioso de la grande capitale d’Italia, ecco che vorremmo suggerire ar grande censore-commissario qualche bell’argomento, inedito e ignorato dalla grande stampa nazzionale, ppe’ resta’ senza meno sui giornali ancora a lungo:
– le buche
– il traffico
– er gol de Turone

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