ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

Matera, Paracarri e il buio oltre Matera

di Alessandro Calvi / 26 novembre 2015 / Flânerie, Paracarri

di Alessandro Calvi – Quando arriva l’ora, da queste parti il buio inghiotte persino gli abbaglianti e si vorrebbe starsene al chiuso e al sicuro. E l’ora arriva presto, e con lei anche il freddo. Sono tornato a Matera da Palazzo – dove abbiamo presentato Paracarri – che il buio era arrivato da un pezzo, e ho guidato su una delle strade che da anni faccio avanti e indietro poiché mi sembra tra le più belle che si possano percorrere e ne conosco le campagne anche dove la campagna è nuovamente latifondo, e per questo s’è rifatta remota e irraggiungibile. Ma è bella anche di notte questa strada, quando infine l’occhio si abitua al buio e riesce a distinguere almeno il profilo delle colline che scorrono ai lati, mentre davanti, per Matera, ci sono una cinquantina di chilometri di nulla: nessun paese, nessun bivio, nessuna luce, nulla: soltanto un lungo silenzio siderale. E infine La Martella, e poi Matera. La prima volta che arrivai a Matera, i Sassi se ne stavano quasi al buio e la sera per le scale e i vicoli che precipitano nella gravina non si incontravano molte persone, soltanto cani randagi: anime malmorte, mi dissero; ma non facevano male a nessuno. Camminando per quei vicoli, in quelle notti mi dicevo che la storia qui – «in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione» – per fortuna non sarebbe arrivata mai, che ne sarebbe arrivata un’altra, una storia nuova, ché questa città era una promessa e che in ciò stava la sua forza. Ma oggi quella promessa vacilla: la storia infine è arrivata portando con sé peccati e redenzioni. E forse l’unico a credere ancora in quella promessa è un canetto bianco che ha deciso di dormire sotto un lampione, nella pancia del Sasso Caveoso. E però è rimasto solo. Attorno a lui, adesso, c’è chi vorrebbe costruire un frusto luna park come quelli già esausti che esistono altrove, e tante lucine colorate di nuove insegne stanno coprendo le rughe di questa città, il sibilo del vento, il silenzio, la sua stessa storia riconfezionata per l’occasione. C’è da sperare che Matera resista. Altrimenti, amen.

CONDIVIDI SU