ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

Gelaterie hipsteriche, ovvero il migliore dei mondi possibili

di Alessandro Calvi / 29 agosto 2015 / Flânerie, Roma

di Alessandro Calvi – E allora: ho preso il gelato in una di quelle gelaterie molto quotate in ambiente hipster e terrazzaro, una di quelle nelle quali tutto è giusto e carino e i gusti hanno nomi lunghi quanto un blasone e poi, però, sulla targhetta servono tre righe, e ci sono otto tipi di cioccolato, dodici di crema e persino certe cose che non saprei dire, e va sempre a finire che la fila si blocca poiché i bambini – giustamente – volevano soltanto fragola e cioccolato e vai a capire dove stanno, e poi c’è sempre chi, di fronte a tutto questo scialare sui nomi e sui gusti, apre il dibattito su quanto sia tutto così «divertente», e però dietro, nel frattempo, anche in giorni vuoti che nel quartiere ci siamo solo noi, s’è creato un ingorgo che manco sulla Casilina nell’ora di punta. Eppure tutti sorridono, come fosse questo il migliore dei mondi possibili.

Ho aspettato. Ho cercato di capire quale fosse la fragola, quale il cioccolato e quale la crema. Ho osservato le belle piastrelle che fanno un po’ a Parigi e un po’ New York. Non ho potuto fare a meno di far caso all’uso ripetuto di certe espressioni, tipo: «E allora, ragazzi?», «Ciao, ragazzi», e mi sono ricordato di quella puntata di Happy Days nella quale Joanie inizia a fumare e tutti dicono di continuo la parola «sigarette» ammiccando con particolare enfasi poiché, essendo la puntata evidentemente a sfondo pedagogico, si voleva rendere in questo modo l’idea della futilità della scelta di fumare; ma, per quanti sforzi abbia fatto, non ho capito perché il gelataio utilizzasse la stessa enfasi nei confronti dei propri clienti. E boh, alla fine non è che di solito vado altrove per evitare tutto ciò, è che altrove il gelato è proprio più buono.

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