ALESSANDRO CALVI. GIORNALISTA

«Berlusconi super pares». È cambiata la forma di governo?

di Alessandro Calvi / 7 ottobre 2009 / Articoli, Giustizia & Processi, Montesquieu, Politics

berlusconidi Alessandro Calvi – Non è più come gli altri. Berlusconi non è più un primus inter pares ma, ha sostenuto ieri Gaetano Pecorella, ora che trae la propria legittimazione direttamente dal voto popolare, il presidente del Consiglio è un primus super pares, diverso dai ministri. Tanto diverso da poter godere di uno scudo per i processi penali che ai ministri non spetterebbe.

Altro che violazione del principio di uguaglianza, dunque. La legge elettorale avrebbe cambiato le carte in tavola rispetto al 2004 quando la Consulta bocciò il lodo che allora portava il nome di Renato Schifani. Niccolò Ghedini, poi, ha aggiunto che se in generale la legge è uguale per tutti, lo stesso non vale per l’applicazione della legge. E così, mentre la prima decisione della Consulta è stata di sbattere la porta in faccia alla procura di Milano la cui costituzione in giudizio non è stata ammessa, quelle risuonate ieri di fronte ai giudici costituzionali riuniti per decidere la sorte del lodo Alfano, sono diventate in fretta affermazioni dalle quali è difficile tornare indietro, non soltanto per i giuristi ma anche per i politici. E che prefigurano di fatto un cambio di forma di governo.

È proprio Gaetano Pecorella, storico avvocato del premier, a introdurre nel dibattito sulla costituzionalità del lodo Alfano un argomento imprevisto e in grado di sparigliare i giochi anche in considerazione della forza, e dei sottintesi, che le sue parole sembrano contenere. Certo, lo ha fatto per dimostrare – lui che rappresentava Berlusconi soltanto in uno dei tre ricorsi in ballo alla Consulta, quello sollevato dal gip di Roma e che faceva perno proprio sulla violazione dell’articolo 3 della Costituzione – che il principio di uguaglianza non è violato dallo scudo. Ma le conseguenze di ciò che ha detto potrebbero avere riflessi che vanno ben oltre l’udienza di ieri.

Già, perché ieri Pecorella ha concluso che «il premier è certamente un soggetto eletto direttamente dal popolo e non può che avere una posizione distinta da quella degli altri ministri»; ed è come se avesse voluto dire ai giudici costituzionali che la Costituzione è cambiata nei fatti, non è più quella del 2004. E, forse, nelle sue parole c’è anche un avviso di cambiamenti che potrebbero trovare anche una qualche affermazione formale di qui ai prossimi mesi, ora che, come sostiene l’avvocato del premier, l’ha già avuta nei fatti. Se poi non fosse già abbastanza, Pecorella tutto ciò lo è andato a dire proprio in casa dei giudici che sono i massimi custodi delle regole cristallizzate nella Carta Costituzionale e che soltanto il Parlamento può cambiare, sempre che il filtro della Consulta non rilevi contrasti tra quelle regole e quelle della Carta.

«Dal 2005, in base alla legge elettorale per la Camera e il Senato – ha spiegato ieri Pecorella intervenendo di fronte ai giudici – è cambiata la situazione rispetto alla precedente, in cui il presidente del Consiglio era solo titolare di un potere di direzione e di impulso del governo, un primus inter pares rispetto agli altri ministri. Oggi – è andato avanti Pecorella – i partiti che si candidano a governare devono depositare un programma elettorale e il nome della persona che candidano a guidare il governo, che riceve così una diretta investitura popolare, al di là e fermi restando i poteri attribuiti al presidente della Repubblica».

Insomma, «dagli anni novanta all’attuale legge elettorale la posizione del presidente del Consiglio si è venuta via via staccando da quella di primus inter pares. È un soggetto eletto direttamente dal popolo, quindi è diverso dai ministri e non c’è dunque disparità di trattamento». Dunque, la conclusione non può che essere quella secondo la quale il lodo Alfano non realizza nessuna violazione del principio di uguaglianza. Se però a ciò si aggiunge che, poco prima, un altro avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, anch’egli parlamentare come Pecorella, aveva sostenuto che la legge è uguale per tutti ma non sempre è uguale per tutti anche l’applicazione della legge, ciò che ne esce è la figura di un premier che trova nella legittimazione popolare la forza per porsi al di là delle regole che valgono per tutti i cittadini, fossero anche ministri. E, seppure questo avviene, secondo gli avvocati del premier, in virtù della funzione svolta, il risultato è la prefigurazione di una nuova forma di governo.

Questo articolo è uscito sul Riformista il 7 ottobre 2009

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